Tre palle




Bari, Eventi | Pierangelo Indolfi | 5 maggio 2010 alle 18:35

Mi direte: “Incominciamo bene!”.

Ma i baresi ben sanno con me che, se si deve parlare della loro città, non si può prescindere dai fondamentali. Ed è roba antica, di una persona perbene con la faccia un po’ scura che nel 300 d.c. viveva in Anatolia e di 62 marinai che nel 1087, una decina d’anni in anticipo sulla Prima Crociata, presero il largo verso oriente, non per far guerra ai Turchi, ma solo per scipparli di qualcosa che essi non conservavano come una reliquia.

Festa patronale di San Nicola a Bari

Festa patronale di San Nicola a Bari

Il 7 maggio incomincerà la kermesse che dura ben tre giorni e trasforma Bari, già mai chiusa in se stessa per ovvi motivi geografici, in una specie di Mecca che attira gente lontana: i pellegrini abruzzesi, tra i quali c’è ancora qualcuno che arriva a piedi; le tante persone dell’Est europeo, che si sommano a quelle che già vivono nei nostri condomìni, a badare ai nostri anziani, che quando ci sono loro riprendono il colorito, mentre quando li vanno a trovare i figli è sempre un gran nervosismo.

E sì, i baresi sono rassegnati che “San Nicola è amante dei forestieri”, tanto che qualcuno avanzò dubbi sull’0pportunità di intitolare al Santo il nuovo stadio, progettato da Renzo Piano, perché si rischiava di perdere spesso in casa. Forestiero anch’egli, tuttora extracomunitario, se la ride durante le improvvisate partite a calcetto che coinvolgono i pronipotini dei 62 marinai ed i loro amici eritrei di terza generazione, albanesi di seconda e chi più ne ha di multicolore più ne metta, accomunati da quel vizio del pallone e da un dialetto bastardo, che ci ricorda, ogni volta che parliamo, quanto sesso hanno fatto in riva al nostro mare i bizantini, i normanni, gli svevi, i longobardi, gli spagnoli, i francesi ed infine i liberatori americani, che dai racconti dei nonni sembra come se fossero tutti quanti negri.

San Nicola dona tre palle d'oro a tre fanciulle povere

San Nicola dona tre palle d'oro a tre fanciulle povere

Ma veniamo al titolo del post. Se vedi un quadro o una statua raffigurante un santo è facile prendere pietri per paoli e se non sei ferrato meglio se vai subito a cercare una didascalia che ti suggerisca qualcosa. San Nicola invece non lo puoi sbagliare, perché San Nicola ha tre palle. Direte voi: “Ma è vestito di tutto punto!”. No, no, non mi sono spiegato bene. Sono quelle tre sfere dorate che porta in equilibrio sulla mano sinistra aperta.

La leggenda è carina ed è spiegata con dovizia di particolari qui. La riassumo. Nicola era un giovanotto, le finestre erano aperte e si sapevano i fatti di tutti i vicini di casa. Comprese quelle tre sorelle il cui padre aveva subìto un crack economico, destinate a non potersi più sposare, perché non c’era una lira turca. Lo so che adesso le ragazze si realizzano indipendentemente dal matrimonio, ma erano altri tempi. Al padre era venuta un’idea: voi siete carine, vi mando per un po’ a fare le prostitute in qualche altro centro abitato dove non vi conoscono, voi raggranellate qualche soldo, poi tornate al paese e, con la dote che vi sarete guadagnata, sai la coda di pretendenti? La cosa che fa effetto è che le ragazze piangevano giorno e notte per l’umiliazione. Strano, altre loro coetanee consideravano un’opportunità imperdibile un periodo formativo presso una certa Maria, che a Filippi gestiva una casa dove si era tutti amici. Questione di mentalità. Per non farla lunga, Nicola giovanotto fregò un bel po’ di soldi ai suoi genitori e in tre rate li lanciò nella finestra della casa delle ragazze, che così riconquistarono la libertà di darla a chi le avesse fatte veramente innamorare e di darla gratis. Infine Nicola fece un’energica lavata di capo allo snaturato genitore, facendogli presente che, come educatore e trasmettitore di valori, come si dice da noi, faceva cacare. Fine della storiella.

Ma non tutti vissero felici e contenti. Noi baresi siamo tutti convinti che a Bari ci siano donne bellissime, comprese prestigiatrici che il tubino nero gli calza a pennello e Angioline Jolie con le labbra a forma di cuore. Che però debbano cercare un riscatto da contesti che finora le hanno limitate, facendo le smorfiose con impotenti, purché siano potenti, è una vergogna cittadina. Un certo codice d’onore patriarcale, ancora duro a morire, prevede che non tanto mia moglie, ma mia sorella e mia figlia guai a chi le tocca. Diteglielo a quei magnaccia ed ai loro clienti che le nostre ragazze, se c’è miseria, vanno a servizio, si spaccano la schiena in fabbrica, in campagna, a lavare i piatti nei ristoranti e a rigovernare le stanze negli alberghi, ma quella cosina preziosa lì, se proprio decidono di dartela, allora te la regalano senza pretendere favori in cambio.

Altrimenti a San Nicola gli girano le tre palle!

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Articolo scritto da Pierangelo Indolfi

Pierangelo Indolfi Pierangelo Indolfi Informatico da lontani tempi non sospetti, giunto ora alla release 2.0. Meridionale da generazioni, concilia la passione per la tecnologia con il piacere di scrivere, specialmente sul web, e cerca una sintesi di se stesso nell'esperienza quotidiana di insegnante nella scuola pubblica.
Sito: http://suitetti.blogspot.com


2 commenti

  1. Pierangelo scrive:

    Del racconto delle fanciulle parla anche Dante Alighieri in Purgatorio XX, 31-33:
    Esso parlava ancor de la larghezza
    che fece Niccolò a le pulcelle,
    per condurre ad onor lor giovinezza.

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